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FUORI LUOGO

di Aldo Veglione

Ogni espressione artistica incontra sempre, nell’indagarsi, un limite. Perché il tentativo di analizzare, mettere a fuoco, contrasta con i suoi stessi presupposti. L’arte, anche in una canzone, si può raccontare e giustificare pienamente solo attraverso se stessa. Se particolari sono l’esistenza e l’esperienza, anche la visione delle cose sarà sempre individuale.

Fuori luogo” è il titolo del quarto brano. Racconta la percezione di essere lontano dal luogo desiderato. Insieme a “Intimi contrasti”, “Nel tuo segno”, “Luna incerta”, “Anche se”, esprime l’amore contrastato. Il conflitto tra ragione e sentimento. Il sentire che supera le convenzioni.

È, allo stesso tempo, il titolo del disco. Perché riflette, anche nelle altre tracce, la sensazione di non trovarsi nella condizione agognata.

In “Vigilia di nozze” una donna che del suo matrimonio si sente spettatrice più che protagonista. Appunto, fuori luogo.

In “Comari” dove “Tre vecchie zitelle” sono da sempre alla finestra a spiare la vita degli altri, delle altre. Una vita che non hanno vissuto ma solo immaginato. Nella famiglia. Con il suo “Regime abusivo” (“Il cerchio”) che è, insieme, protezione e limite.

Paula di Rio”, costretta a battere la strada, è certamente distante dal luogo desiderato.

La lontananza”, perché nascosto è il significato dell’esistenza.

La scuola” sembra deviare rotta, rompere il fluire di certe atmosfere… ma l’ironia amara che esprime è indice di un sentirsi inadeguato. Al cospetto delle mille rivoluzioni sbandierate periodicamente con enfasi ma che, in realtà, sollecitano quasi sempre necessità fittizie. Che alimentano soltanto gli interessi delle variegate costellazioni che vi gravitano intorno. È però anche uno specchio e una metafora. Della malattia che pervade l’uomo: il conformismo.

L’album si chiude con “Se tu vedessi”. Questo limite, questa incompiutezza che si respira in ogni piega dell’esistenza, è anche la spinta di tutto. Nel desiderio di andare almeno un passo oltre l’assuefazione, la superficie delle cose. Di stare fuori dal coro. L’imperfezione, quindi, come forza propulsiva, sostanza e ragione della vita. E naturalmente dell’amore. “È nel disordine l’arma affilata/ che della guerra si nutre/ È nel disordine che incalza il vento/ e nella causa si perde.


Aldo Veglione

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